Veduta di Guardia Piemontese.Cultura

Alto Tirreno Cosentino · Riviera dei Cedri

Porta del Sangue e i luoghi della memoria valdese

La porta principale del borgo, le porte con lo spioncino e la Roccia di Val Pellice con i 118 nomi: i segni della notte del 5 giugno 1561 e della Giornata della Memoria.

Guardia Piemontese

La Porta del Sangue è l’ingresso principale delle antiche mura di Guardia Piemontese: un arco di ciottoli, frammenti di laterizio e pietre appena sbozzate tenute da malta. Il nome le viene dalla notte del 5 giugno 1561. Dopo che l’Inquisizione romana aveva imposto ai valdesi del paese ordinanze che vietavano loro di riunirsi, di parlare occitano e di sposarsi fra loro, la comunità si era ribellata; le truppe del viceré di Napoli guidate da Marino e Ascanio Caracciolo, che avevano già saccheggiato San Sisto il 29 maggio, arrivarono sotto le mura. Secondo il racconto più diffuso il feudatario Salvatore Spinelli fece entrare cinquanta soldati travestiti da prigionieri: di notte aprirono questa porta e la strage travolse centinaia di persone, gettate dalla torre, uccise di spada o bruciate, mentre settanta case andavano in fiamme. Il sangue, dice la tradizione, scese dal castello lungo i vicoli fino a oltrepassare la porta. A pochi passi si apre la piccola Porta Carruggio, accesso secondario delle mura.

Nel centro storico restano le porte con lo spioncino, apribile soltanto dall’esterno: le impose l’Inquisizione dopo la strage, perché i frati domenicani arrivati nel Seicento potessero controllare la vita privata dei superstiti convertiti a forza. Una, restaurata, si vede al Museo Valdese, almeno tre lungo le strade. In piazza Chiesa Valdese, dove sorgeva il tempio dei riformati costruito con Gian Luigi Pascale nel 1559, sta la Roccia di Val Pellice, un lastrone di roccia alpina portato nel 1975 da Torre Pellice con il versetto di Isaia «Considerate la roccia da cui foste tratti»; sotto, la lapide elenca i 118 nomi dei guardioli uccisi. Dal 2008 il 5 giugno è la Giornata della Memoria, e il Museo Valdese del Centro culturale «Gian Luigi Pascale», riaperto nel 2011 per i 450 anni dell’eccidio, ne racconta la storia con documenti e reperti.

Domande frequenti

Perché si chiama Porta del Sangue?
Perché nella notte del 5 giugno 1561, quando le truppe del viceré entrarono a Guardia Piemontese e massacrarono la comunità valdese, il sangue scese dal castello lungo i vicoli fino a oltrepassare la porta principale del borgo, che da allora porta questo nome.
Cos’è la Roccia di Val Pellice?
Un lastrone di roccia alpina portato nel 1975 da Torre Pellice e collocato in piazza Chiesa Valdese, con il versetto di Isaia «Considerate la roccia da cui foste tratti» e una lapide con i 118 nomi dei guardioli uccisi nel 1561.

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