Veduta di Museo del Cedro.Cultura

Alto Tirreno Cosentino · Riviera dei Cedri

Museo del Cedro e Carcere dell’Impresa

Il museo dedicato al cedro della Riviera, nell’opificio cinquecentesco dei Sollazzo: l’agrume dei canditi e dell’etrog di Sukkot.

Santa Maria del Cedro

Il Carcere dell’Impresa non è mai stato una prigione: il nome viene dal greco karteros, «forte, imponente», e l’edificio è un antico opificio del XV–XVI secolo appartenuto a lungo ai Sollazzo, famiglia di origini nobili di Santa Maria del Cedro. Oggi ospita il Museo del Cedro, istituito dal Consorzio del Cedro di Calabria, l’ente che dal paese cura la tutela e la promozione dell’agrume.

Il museo racconta un frutto che ha dato il nome a una costa intera. Il cedro coltivato qui, la varietà «liscio Diamante», è grande e profumato, destinato soprattutto ai canditi, e nella tradizione ebraica è la cultivar più pregiata: ogni anno i rabbini raggiungono Santa Maria del Cedro per scegliere di persona i frutti perfetti da usare come etrog nella festa di Sukkot, che per la legge ebraica devono provenire da piante di specie particolari ed essere privi di imperfezioni. Secondo alcune opinioni del pensiero ebraico, l’etrog sarebbe il frutto dell’albero della conoscenza dell’Eden. In cucina il cedro entra in ricette dolci e salate, tradizionali e reinventate.

Domande frequenti

Perché si chiama Carcere dell’Impresa?
Non era una prigione: il nome deriva dal greco karteros, «forte, imponente»; l’edificio è un opificio del XV–XVI secolo della famiglia Sollazzo.
Cos’è il cedro di Santa Maria del Cedro?
La varietà «liscio Diamante» dell’agrume Citrus medica, grande e profumata, usata per i canditi e scelta dai rabbini come etrog per la festa di Sukkot.

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