Veduta di Tortora.

Alto Tirreno Cosentino · Riviera dei Cedri

Tortora

La porta nord della Calabria tirrenica: il borgo nato dai profughi di Blanda, la città enotria, lucana e romana del colle Palècastro, il sito paleolitico di Rosaneto, le montagne del Pollino e la Marina sul Golfo di Policastro.

Tortora è un comune di circa 5.900 abitanti della provincia di Cosenza ed è il comune più a nord di tutto il litorale tirrenico calabrese: oltre il fiume Noce comincia la Basilicata. È la porta dell’Alto Tirreno Cosentino per chi arriva da nord, e la sua storia è la più lunga della costa: un accampamento di cacciatori di 150.000 anni fa a Rosaneto, la città di Blanda che i Lucani fortificarono e i Romani chiamarono Blanda Julia, e un borgo medievale che dei profughi di quella città fondarono su uno sperone di roccia con il nome di Julitta. Il nome attuale viene dal latino turtur, la tortora che abbondava nei boschi e che oggi campeggia sullo stemma.

Geografia

Il territorio, calcareo e ricco di acque, è in gran parte montuoso e rientra per la maggior parte nel Parco nazionale del Pollino: le cime più alte sono il Monte Serramale (1.274 m), il Monte Rossino (1.238 m) e la Cucuzzata (1.088 m). A nord il fiume Noce, lungo una cinquantina di chilometri, separa Tortora dalla Basilicata (Maratea, Trecchina e Lauria); a est confina con Laino Borgo, a sud con Aieta e Praia a Mare. La Fiumarella di Tortora scende verso il mare e nelle falesie della costa si aprono le grotte di Torre Nave e di Camerelle. Il comune vive in tre realtà distinte: il centro storico in collina, con circa 600 abitanti, le frazioni montane, altrettanto popolate, e Tortora Marina, una pianura sul Golfo di Policastro dove vive la grande maggioranza dei tortoresi e dove dagli anni Ottanta ha sede il municipio. Il clima cambia con la quota: mite tutto l’anno nel borgo, con estati fresche e ventilate, inverni rigidi in montagna e miti alla Marina.

Storia

Poche località italiane possono vantare una presenza umana così antica. A Rosaneto, alla Marina, un giacimento all’aperto del Paleolitico inferiore datato a circa 150.000 anni fa ha restituito un migliaio di strumenti di pietra, fra cui 140 choppers e 67 amigdale: è uno dei siti preistorici più antichi d’Italia. Ai piedi della falesia di Torre Nave gli strati inferiori dello scavo hanno dato utensili dell’uomo di Neanderthal, quelli superiori gli strumenti dell’Homo sapiens; nella Grotta della Fiumarella sono emerse ceramiche incise dall’Eneolitico al Bronzo medio.

La storia scritta comincia con Blanda. Verso la metà del VI secolo a.C. gli Enotri, giunti forse dal Vallo di Diano, si insediarono sul colle Palècastro: 38 tombe con corredo e una stele ne hanno confermato la presenza. Nel IV secolo a.C. i Lucani ricostruirono e fortificarono l’abitato con una cinta muraria e ne fecero il riferimento costiero dei villaggi della valle del Noce; il loro dominio arrivava fino al fiume Lao. Nel 214 a.C., racconta Tito Livio, il console Quinto Fabio Massimo espugnò Blanda per essersi schierata con Annibale. Dopo un secolo di vita stentata la città rinacque come centro amministrativo romano: ricostruita dopo un terremoto attorno al 70 a.C. con foro, basilica e tre templi della Triade Capitolina, retta da due duumviri, in età augustea divenne municipium e prese il nome di Blanda Julia. Piccola (cinque ettari appena) ma importante, governava un vasto territorio con il suo litorale. Distrutta nel V secolo, forse dai Vandali, la comunità si spostò lungo la valle della Fiumarella e divenne sede vescovile: la chiesa paleocristiana di San Brancato, a pianta centrale con tre absidi, risale al VI–VII secolo, e i suoi vescovi Romano, Pasquale e Gaudioso firmarono i sinodi romani del 601, 649 e 743. Le incursioni saracene del IX secolo spinsero infine gli abitanti a rifugiarsi su uno sperone dell’interno, attorno al Castello delle Tortore: era nata Julitta, la futura Tortora.

Fra l’VIII e il X secolo i monaci basiliani in fuga dall’iconoclastia e dalla conquista araba disseminarono il territorio di cappelle e laure eremitiche, che vivono ancora nei toponimi: San Sago, San Brancato, Santi Quaranta, San Leo. Il nome Turtura compare per la prima volta nella bolla del 1079 con cui l’arcivescovo di Salerno consacrò il vescovo di Policastro. Il feudo passò dai Cifone (fino al 1284) ai Lauria dell’ammiraglio Ruggero (1284–1496), poi ai De Montibus, Martirano, Ossonia, Exarques, Ravaschieri e infine ai Vitale (1707–1821). Nel Cinque-Seicento alla Marina si allevava il baco da seta e si coltivava la canna da zucchero; le risaie, bonificate solo nel 1866, alimentarono però epidemie ricorrenti. Il 13 dicembre 1806 le truppe francesi di Giuseppe Bonaparte, che avevano devastato Lagonegro e Lauria, entrarono a Tortora senza incontrare resistenza e la risparmiarono. Il 3 settembre 1860 vi sostò Garibaldi con i generali Bertani, Bixio, Cosenz e Medici, ospite della famiglia Lo Monaco Melazzi. Nel 1928 il comune fu soppresso e accorpato con Aieta nel nuovo comune di Praia a Mare; riconquistò l’autonomia il 18 luglio 1937.

Cosa vedere

Il Museo di Blanda, nel centro storico, è il punto di partenza. Nato dalla mostra permanente «Archeologia per Tortora: frammenti dal passato» allestita nel palazzo Casapesenna e inaugurato nel 2014, racconta con reperti e apparati multimediali il popolamento antico del territorio a sud del Noce: le ceramiche italiche e le importazioni magno-greche delle oltre 120 tombe enotrie e lucane della necropoli di San Brancato, i materiali del foro e dei templi romani del Palècastro. Sul colle Palècastro stesso e a San Brancato, gli scavi di Gioacchino Francesco La Torre per la Soprintendenza hanno messo in luce la cinta muraria lucana, le strade ortogonali, le insulae, i tre tempietti, il plinto con l’iscrizione al duumviro Marco Arrio Climeno e, ai piedi del colle, la base di un mausoleo monumentale.

Il centro storico è il borgo di Julitta: vicoli stretti su uno sperone di roccia, antichi palazzi ornati da portali in pietra, la chiesa madre di San Pietro Apostolo in piazza Plebiscito, la chiesa dell’Annunziata in piazza Monastero, la chiesa delle Anime del Purgatorio e la cappella di Materdomini. La biblioteca comunale, aperta nel 2008, è anch’essa nel paese alto. Il dialetto che vi si parla ha assorbito, in mille anni di passaggi, parole arabe, greche, francesi, gote, longobarde e spagnole.

Alla Marina, sulla piana del Golfo di Policastro, si concentrano le spiagge e le chiese di Santo Stefano, della Madonna delle Grazie e Stella Maris; alle sue spalle il sito paleolitico di Rosaneto e la falesia di Torre Nave. In montagna, le frazioni di Acqualisparti, Pizinno e Massacornuta conservano piccole chiese e cappelle di campagna e aprono i sentieri del Pollino.

Tre paesi in uno

Capire Tortora significa accettare che sia tre luoghi insieme. Il borgo in collina, dove tutto è cominciato e dove restano il museo, le chiese e i portali; le frazioni montane, sparse fra i boschi del Pollino a quote dove d’inverno nevica; e la Marina, cresciuta in modo esponenziale dalla fine degli anni Settanta unendo dieci contrade (Benefici, Crisosa, Cutura, Girone, Impresa, Falconara, Pantani, Pergolo, Poiarelli e Riviera) in un unico abitato di circa 4.900 persone, sede del municipio dalla metà degli anni Ottanta. Fra le contrade marine, San Brancato ospita anche lo stadio comunale, mentre Castiglione, Rosaneto, Santo Stefano e Sicilione completano la fascia costiera. In pochi chilometri si passa dalla spiaggia del Golfo di Policastro ai 1.274 metri del Serramale.

Come arrivare

Tortora è attraversata dalla strada statale 18 Tirrena Inferiore ed è servita dalla stazione di Praja-Ajeta-Tortora, sulla linea tirrenica, che si trova a Praia a Mare a circa 2 km da Tortora Marina. In auto è il primo comune calabrese che si incontra scendendo dall’A2 del Mediterraneo: uscita Lagonegro nord, poi la SS585 Fondo Valle del Noce fino alla costa; da sud uscita Falerna e SS18 verso nord. L’aeroporto più vicino è Lamezia Terme; per chi arriva da Napoli, la SS18 e la ferrovia costeggiano il Golfo di Policastro.

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Come arrivare a Tortora

Stazione ferroviaria di riferimento
Praja-Ajeta-Tortora
circa 5 km in linea d’aria dal centro
Orari treni (Trenitalia) ↗ Guida: in treno
Aeroporto più vicino
Aeroporto internazionale di Lamezia Terme (SUF)
circa 121 km in linea d’aria dal centro
Sito dell’aeroporto ↗ Guida: in aereo
In auto: autostrada A2 del Mediterraneo

Da nord · A2 Lagonegro nord SS585 Fondo Valle del Noce → SS18 Tirrena Inferiore verso sud

Da sud · A2 Falerna SS18 Tirrena Inferiore verso nord lungo la costa

Indicazioni stradali (Google Maps) ↗ Guida: in auto

Distanze in linea d’aria calcolate dalle coordinate verificate: su strada il percorso è più lungo. Orari e collegamenti vanno verificati sui siti dei gestori.

Domande frequenti

Dove si trova Tortora?
All’estremità settentrionale della costa tirrenica calabrese, in provincia di Cosenza: è il comune più a nord del litorale, al confine con la Basilicata segnato dal fiume Noce, fra Maratea e Praia a Mare, con gran parte del territorio nel Parco nazionale del Pollino.
Cosa vedere a Tortora?
Il Museo di Blanda nel centro storico, il sito archeologico di Blanda sul colle Palècastro e a San Brancato, il borgo con i portali in pietra e le chiese di San Pietro Apostolo e dell’Annunziata, la Marina sul Golfo di Policastro e le frazioni montane del Pollino.
Cos’era Blanda?
Una città fondata dagli Enotri nel VI secolo a.C. sul colle Palècastro, fortificata dai Lucani nel IV secolo, espugnata dai Romani nel 214 a.C. e rinata come municipio Blanda Julia; fu sede vescovile fino all’alto Medioevo e i suoi profughi fondarono Tortora.
Quanto è antica la presenza umana a Tortora?
Circa 150.000 anni: il sito paleolitico all’aperto di Rosaneto, con un migliaio di strumenti litici, è fra i più antichi d’Italia; a Torre Nave sono stati trovati utensili dell’uomo di Neanderthal e dell’Homo sapiens.
Perché Tortora si chiama così?
Dal latino turtur, la tortora: il borgo medievale, nato come Julitta dai profughi di Blanda, prese il nome dell’uccello che abbondava nei boschi vicini; la tortora è raffigurata sullo stemma comunale.
Garibaldi è passato da Tortora?
Sì: il 3 settembre 1860, durante la risalita verso Napoli, sostò a Tortora con i generali Bertani, Bixio, Cosenz e Medici, ospite della famiglia Lo Monaco Melazzi.
Com’è organizzato il comune di Tortora?
In tre realtà: il centro storico in collina (circa 600 abitanti), le frazioni montane nel Pollino e Tortora Marina sul Golfo di Policastro, dove vivono circa 4.900 persone e dove ha sede il municipio dagli anni Ottanta.
Qual è la stazione ferroviaria più vicina a Tortora?
La stazione di riferimento è Praja-Ajeta-Tortora, sulla linea ferroviaria tirrenica, a circa 5 km in linea d’aria dal centro di Tortora. Orari e collegamenti sul sito di Trenitalia.
Qual è l’aeroporto più vicino a Tortora?
L’aeroporto più vicino è Aeroporto internazionale di Lamezia Terme (SUF), a circa 121 km in linea d’aria; dall’aeroporto si prosegue in treno dalla stazione di Lamezia Terme Centrale lungo la linea tirrenica, oppure in auto sull’autostrada A2.

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Video

Tortora Marina & centro storico — Calabria
Lido di Tortora — Tortora Marina dal drone

Numeri utili

Emergenze

  • Emergenza unica (NUE) 112
  • Emergenza sanitaria 118
  • Vigili del fuoco 115
  • Guardia costiera 1530

Tortora

Per uffici, orari e contatti istituzionali consulta il sito ufficiale del Comune.